19/09/2007

Coffee + TV

È una ruota che gira, è arancio. È il mio biglietto per il paradiso con data e ora d’inizio apertura cancelli. Sopra di esso otto comandamenti: non prenderti male, non pensare troppo, sii gentile ecc…
Otto, come le città che ci separano oltre la finestra chiusa di legno freddo.
“Sii romantico” sembra quasi una vocina dall’altra parte della strada: e non fa male ricordarselo di tanto in tanto.
Scrivo tutto, per ricordarmelo.
Ho visto un fulmine oggi, perché mi andava di vederlo. È parecchio che non piove; la pioggia fa parte della ruota che gira. La pioggia, evidentemente, non ha bisogno di cadere per sentirsi viva, di bagnare i cappelli, di scivolare sugli ombrelli, per farsi rispettare.
Ammiro la pioggia perché scende ovunque, soprattutto dove non serve, ma mai a compromessi.
Il caldo invece mi dà assuefazione; molto meglio un sole rosso, molto meglio del sale grosso (anche se i ladri di polli dicono brucino entrambi). Il sole ha un naso orrendo, ma lui finge di non crederci: guardandosi allo specchio s’accecherebbe. E non provate a fargli battute di dubbio gusto del tipo “Mai provato con i Persol®?”: è un tipo incazzoso, prende e se ne và. Tutti lo stimano perché lavora sodo anche quando ce la spassiamo in vacanza. Ha un contratto a tempo indeterminato.
Mangio molti biscotti ultimamente, soprattutto quelli con gocce di cioccolato, perché, dice Wonka,” il cioccolato dà la sensazione di essere innamorati”: per questo ho già fatto comprare a mia madre i tarallucci.
Probabilmente non è nemmeno questa la causa dei miei mali, anche se se ho provato a piangere me stesso con risultati poco convincenti (ho i condotti lacrimali molto piccoli). Probabilmente ho solo doglie, sintomo che qualcosa stia per nascere? O forse sono le solite note e i soliti accordi?
E comunque, sono sempre più convinto del fatto che, alle volte, basti una goccia di pioggia, del sale grosso e qualche espressione di riso per sfamarsi, una ruota che gira, per dare un tocco realistico, alla casetta sulla scatola dei biscotti Mulino Bianco.

17/09/2007

Joyce

Prefazione.

Il seguente post è stato scritto 3 settimane fa e quindi non rispecchia il mio attuale stato d’animo.
Lo pubblico per salvare dalla noia, la vita ad un amico.
Non ha un preciso significato.



Mi guardo negli occhi e mi odo cambiato. Cambiato nelle viscere, nei sentimenti, nel sentimentalismo sviscerato che da sempre custodisco per ricorrenze negoziate il giorno dopo.
Tronco e rammendo, la notte e non sempre, quando le immagini passano senza bisogno di essere pensate; solo ammirate. Molte volte mi addormento ridendo. Sogno spesso.
Sogno di una bambina che parla piano con la madre, mentre rileggo il giornale di ieri.
Aspetta nella mia stessa sala azzurra l’arrivo del medico. Sorride e mi guarda incuriosita, sembra felice, mi distrae, parla dei compiti di scuola. L’ascolto attento, come ascolterei lo stridere dei freni del treno mentre passeggi sulle rotaie, immobile, quasi cado dalla sedia; che strani effetti i nuovi antidolorifici. Abbozza un passo di danza e mi si ferma dinnanzi. Mi fissa per un secondo con i suoi occhi arrossati dall’influenza, ma ancora abbastanza verdi da scardinare il più sicuro dei cassetti della mia memoria. Le sostengo lo sguardo.
“Perché sei qua?”, domanda.
Subito la signora la riprende.
“Non disturbare il signore Evy”
Io le rispondo comunque: “Perchè inciampo tra i passi di chi vorrei strare molto vicino, e così, cadendo, mi faccio del male.”
Sentite le mie parole, la piccola torna dalla madre. Le sussurra qualcosa all’orecchio, poi dalla borsa estrae un pennarello blu. Stappa e ritorna; mi chiede di aprire la mano ed io non esito nel gesto.
Disegna una stella stilizzata e terminata, la ripete nel suo palmo.
Sussurra: “Non la perderai chiusa nel tuo pugno. Io farò la stessa cosa.”, e detto questo se ne va correndo lungo il corridoio.
Ributto allora lo sguardo sul quotidiano e neanche m’accorgo che i caratteri sono divenuti illeggibili, le frasi scivolano sulla carta ingiallita, le virgole somigliano a zampe di formiche indaffarate. La mia mente è il loro torso di pane.

“Le Nazioni Unite stampano nasi rossi sui dirigibili che si spostano starnutendo”

è ciò che a fatica riesco a leggere: maledetti antidolorifici.
Getto il giornale nel cesto nello stesso momento in cui il medico esce dalla porta.
“Il prossimo… S’accomodi”.
Il cuore comincia a pompare forte ma i battiti non aumentano. Mi alzo con moltissima fatica.
“Si sente male?”
Passa un treno alla finestra.
Il dottore s’avvicina. L’orologio cambia data.
Ingoio.
“No.” Mi guardo la mano, sorrido, me ne vado.

26/08/2007

Cinque giorni in città

Ripartire o ricominciare?
Non è l’amletismo del dilemma in sé che m’angoscia, quanto la delusione nel veder riproposto tale interrogativo. E conseguenze varie.
Personalmente ricomincerei o da una ballata o da una panchina. In realtà sono solo (e qui potrei chiudere il periodo) ripartito da due braccialetti di gomma de “L’era glaciale 2”, e gli effetti non si sono fatti di certo attendere: alla prima avvisaglia autunnale ho prontamente contratto un virus che oltre ad avermi azzerato le idee su come imbastire questo post, tuttora mi debilita, mi fiacca.
Basterà qualche giorno per rimettermi del tutto (nel senso di vomitare tutto me stesso), cosa che trovo essenziale per una corretta ripartenza (o ripartizione?).
Al medico di famiglia, uno sveglio che mi conosce da tempo, non c’è voluto molto per estrapolare la diagnosi. Dopo avermi tastato accuratamente il ventre, ed aver appurato che non vi fossero lance, ha cominciato a fare domande del tipo: “Ricordi la storia della Volpe e dell’uva?”, “Ci pensi sempre?”, “Te la senti di provare con il power-pop?”.
Terminata la confidenza visita e dopo avermi consigliato un corso d’autostima presso lo studio del Prof. Rollins, m’ha poi prescritto una pillola ad effetto placebo gusto lampone da usare come alibi nel caso qualcuno insinuasse dubbi sulla mia infermità mentale. Ad Esempio (adoro gli esempi):


Lei: «Ma tu hai dei seri problemi… fatti visitare da uno bravo!»
S.: «Già fatto… è una malattia abbastanza rara sai.»
Lei: «Dai non scherzare su queste cose…!»
S.: «Non scherzo. Guarda, queste me le ha date il mio neurologo.»
A quel punto estraggo il placebo.
Lei (visibilmente imbarazzata): «Io non sapevo, scusa, mi dispiace, scusa!»
S.(gaudente): «Tranquilla, non sei la prima, non sei diversa da tutte le altre


A quel punto, teoricamente, non dovrebbe avere il coraggio di ribattere, anche se, è altrettanto probabile che quella sarà l’ultima frase che le dirai.


Comunque m’ha fatto bene qualche ora d’agonia; erano circa due settimane che non stavo male e già sentivo il pungere di strani sospetti. Dell’ ultima volta però, porto ancora i segni tu m’insegni.
Una volta passata anche questa, spero mi si conceda un piccolo intervallo per ritrovare un po’di seren-quillità. E poi, io e te dovremmo, tra le altre cose, portare a compimento il record settimanale di presenze nel capoluogo. Eravamo rimasti a quattro se non vado errato.
Avrei bisogno di qualche concerto indie in qualche posto umido, non di Meneguzzi e Irene Grandi che passano ogni giorno sulla radio preferita del mio collega.
I capelli li lascio crescere e, anche se so che a loro costa sacrificio, forse un giorno mi ringrazieranno. Dicono che sarebbe meglio innaffiarli ogni tanto, ma con sto tempo incerto credo che aspetterò la prossima ondata di pioggia. Peccato non poter dire la stessa cosa del mio conto corrente; peccato, altrimenti ora sarei davanti alla banca con il liquidator.
Mi trovo a corto di gentil-obiettivi, non posso negarlo, ma sto provando a non pensarci più di tanto; fossi vissuto nel ventennio fascista non avrei chiamato mio figlio Benito; ci vorrà un po’ di tempo per focalizzarli. Dopotutto non ho mai cercato di illuminare il lato oscuro della luna o di catturare la sua attenzione: credo sia il motivo per il quale la gente ti offra volentieri il caffè, indipendentemente dal fatto che tu gli stia simpatico o meno.
Mi piace pensare sia un gesto di rispetto, che tenga la coscienza a posto.


Lo so, l’ultima parte è un po’ difficile ed alcuni la troveranno incomprensibile, ma a chi obietterà sulla veridicità risponderò ingoiando pillole.
Mi raccomando, tu non farlo, Mantide.


Domande?

14/08/2007

Strano

Occhi aperti sull’altra sponda del fiume.
Effetti collaterali post-antitetanica mi portano di nuovo a sedere e a riflettere sulle possibili colorazioni, combinazioni che il buio può celare; paranoicamente parlando non trovo ne corrispondenza con le interpretazioni più semplici che lo vogliono associato al nero, ne con il luogo comune che lo vorrebbe circondato da silenzio. Dal mio punto di vista tutto ciò può essere esemplificato attraverso una situazione che da alcuni giorni continua a riproiettarsi nei miei sogni come un video di Madonna su Mtv.

Sono coricato e nell’aria c’è un gran odore di cipria. La mia mano destra stringe una minuscola pistola ad acqua. L’altra mano stringe un’altra mano. Il cielo è bianco e il sole un rilevatore di fumo. Cerco di svitare quest’ultimo a distanza, con due dita, quando una Voce dall’altra parte del fiume mi ricorda gratuitamente che sono pazzo; non passa un minuto che riesco nell’impresa. A quel punto sparo un goccio d’acqua contro questa Voce che salomonicamente si abbronza solo per metà, rilasciando una serie di esternazioni bucoliche che rimandano al colore dei suoi occhi. Avvilito dal meschino gesto, provo a spararmi in bocca, ma vinco solamente nell’intento di dissetarmi forse più di quanto avrei voluto. Le sussurro allora qualcosa di antipatico e forse vero, ma (e qui sta il dilemma) improvvisamente resto solo, perché la mano che prima stringevo si stacca e se ne va sull’altra sponda del fiume per diventare tutt’uno con essa e salutarmi per l’ennesima volta.

Mire cui ambire. Questo è il mio buio, la mia corda tesa tra i pali portanti del circo e, a sentire gli altri, la mia rete a maglie strette.
Aristogatti che ballano il boogie e Donatella Rettore come professoressa di lettere sono due piccoli atomi della grave finta crisi che dicono essere in atto dentro di me.
La luna è completamente oscurata e la stelle aspettano che batta ciglio per cadere. Canto canzoncine idiote mentre gioco a tennis sfruttando la racchetta come chitarra.
Spiacente, non posso sforzarmi di cambiare.
Gli occhi sono esami. È strano, non poter far altro che superarli.

22/07/2007

Abito al civico 154, e qualcosa dovrà pur significare.

Da una decina di giorni vivo rilegato nel mio salotto, causa lavori per rinnovo mobilio cucina. Ci arrangiamo. Io e mio padre sediamo al tavolino degli scacchi che per l’occorrenza è stato apparecchiato con tartine al salmone al posto dei canonici pezzi. La partita dura ormai da qualche giorno e il mio avversario comincia già a dare segni di cedimento: due ore fa ha fagocitato la sua regina (contraddistinta da un’oliva nera), asserendo poi di averlo fatto per facilitare la mia vittoria stanco dell’estenuante agonia. Sdegnato da tale atto caritatevole il sottoscritto ha risposto mangiando la casella H8, creando un avvallo utile (da usare modi “VIA”) nel caso si volesse trasformare il gioco in Monopoli. L’auto-offesa sta nel fatto che non potrò più avvalermi dell’arrocco, la verità, che ho creato il loco ideale ove tenere la maionese.
Mia madre invece, vive per metà nel cassetto delle foto e per metà nel tappo della mia bic. Dice che così facendo ha meno roba da riordinare, dice che presto si trasferirà nella lavastoviglie e lo farà passando attraverso la cruna d’ un ago, in sella ad un cammello, recitando Carmelo Bene.
Dopotutto non è altro che vita da camper, con l’unica eccezione che non ho due ruote per portarmi via da questa città. Troppo caldo, troppe storie, le stesse. Sembra quasi di vivere in un film di Guareschi.
In piazza c’è il calcetto su telo saponato e così ogni tanto mi tocca restituire il pallone lucido che entra dalla finestra. Solo ogni tanto però. Con tutte le sfere rimediate e le bandierine rubate al campetto, ho cominciato a costruire un modello scala 800÷1 della molecola di Testosterone, ovviamente da adorare come mantra prima della mia imminente vacanza in Spagna.
A proposito, se non dovessi tornare dalla villeggiatura, sappiate che vi ho voluto bene. In particolare a te, Mantide, che te ne stai appoggiata e immobile sul gonfiabile, a mani giunte, aspettando che l’uomo del monte dica di nuovo “sì”.

07/07/2007

Il principio di Coriolis

Alcuni giorni fa, io e il mio cervello francese (noto ai più come “abatjour”), stavamo disquisendo sull’opportunità di annoverare nella nostra ormai consolidata compagnia un elemento divergente che potesse in qualche modo spodestare alcuni spazi fisici per il momento occupati dal desiderio;in sostanza stavo pensando ad una ragazza. Così, un po’ per gioco, un po’ per disperazione, un po’ perchè il colonnello Giuliacci ha veramente rotto il cazzo, cominciai a fantasticare su quanto sarebbe bello poter avere la capacità di prevedere le reazioni della gente, ancora prima di compiere le propedeutiche azioni: una previsione meteo rapportata alla socializzazione tra individui (tanto per restare in tema).

Lei: “Peccato, domani hanno messo pioggia. Usciamo insieme un’altra sera”
Io:” Facciamo dopodomani.”
Lei: “Lo sai che ho l’esame…”
Io:”Giovedì? ”
Lei:” Cosa?”
Io:”No, niente…”

C’è chi afferma sia possibile prevedere per tempo lo spostamento di grandi flussi fluidi e la loro conseguente sistemazione nell’atmosfera attraverso regole fisico-matematiche; stati apparentemente legati alla fatalità.
Allo stesso modo sostengo si possa presupporre il volgere di determinate situazioni con altrettanta sicurezza. Per esempio ciò che succede al sottoscritto quando tenta di avvicinare una ragazza e questa immancabilmente lo respinge, può essere dimostrato con l’esistenza delle forze apparenti, le stesse che spingono il cielo ad annerirsi o Giuliacci a sparare cazzate.
Esse, spesso capita si manifestino attraverso impercettibili segnali destabilizzanti, tra i quali ricordiamo: l’ improvviso mutismo localizzato (specie all’interessato), l’ improvvisa volontà di ricercare luoghi affollati, lo studio leopardiano pre-esame, il suicidio del fratello tossicodipendente, disturbi gengivali, varie ed eventuali. Non solo, suddette forze hanno a volte la capacità di coinvolgere nella loro negatività anche ambiti differenti ed indipendenti tra loro come il lavoro, l’auto, il calciomercato, le noccioline della Nestle® ecc…
Talmente infallibili che è come giocare con una roulette truccata, dove la pallina si ferma sempre sul nero (e poi dicono che vado in bianco), come sopravvivere per più di un anno se in città è arrivata Jessica Fletcher, come abbronzarsi con la luce irradiata da Vega.
Ora, pensate sia impossibile screditarle?

10/06/2007

Meglio soli che supernova, ovvero il post delle tre di notte.

Le vie della solitudine sono infinite ed è così, anche adesso, anche se un po’ assonnato.
A casa da solo, e neanche per tanto volendo dirla tutta. Questa mattina ho imbevuto il calzino nel tea dieci minuti dopo aver cominciato a lavorare. Ho tirato il filo del mouse da un capo all’altro dell’ufficio e ne ho approfittato per stendere i boxer mentre il mio capo (single per scelta) faceva la stessa identica azione addizionando al tutto un limbo più che mai gradito dalla direzione.
I miei telefonano spesso, o per lo meno provano a farlo. Da cinque giorni gli rispondo con un “cucu” seguito dall’ora esatta, poi riattacco. Mio padre, per questo, ha minacciato l’invio della squadra delta, mentre mia madre, che ha registrato una delle telefonate, l’ ha fatta recapitare ad un noto rapper romano. Quest’ ultimo carpendone immediatamente le reali potenzialità, ha subito provveduto a mandarla in loop su una nota radio locale. Ora è la suoneria più scaricata della settimana.
In camera ho appeso il poster della ragazza immagine di Yamamay e lo specchio sembra essersene innamorato. Da quando l’ho rivolto verso di lei pare non staccarle mai lo sguardo di dosso (ammesso che ne abbia uno), tanto che quando provo a specchiarmi lui la riflette ugualmente. La naturale conseguenza è che vado in giro vestito come un fante di coppe.
Soli, e fiori, emmenomale che c’è maltempo, altrimenti dormirei con le finestre aperte solo per guardare la luna. La luna è stupenda e io avrei bisogno di piedi freddi.
Emmenomale che c’è Fabrizio (Corona) alla TV, sennò penserei che l’unico idiota a questo mondo sono io: invece sono in lieta compagnia dell’ amico direttore di Studio aperto Giordano.
Da una settimana tengo accesi il riscaldamento e il climatizzatore contemporaneamente, riempio la vasca ma faccio la doccia, scaldo il fornello ma sniffo toast. Da una settimana sono più triste, anche se tutto sembra andare avanti. Da una settimana ho finito il labello, ma tanto, a chi interessa? Da una settimana convivo con me stesso e col mio mal di denti, forse più di quanto non avessi mai fatto. Da una settimana dormo male e l’avrete intuito dalla mia espressione.
Ora, se non vi dispiace, secondo molare permettendo, provo a non sognarvi. Dai dai, le scuole son finite… gioite. Anche tu Mantide. Un po’ di più… ancora… ancora… No, non ci siamo.

Un grazie a chi mi sprona a pubblicare, a chi mi crede squilibrato, al mio prof di disegno.

28/04/2007

L’umore mattutino di chi stanotte é stato ucciso in sogno.

Investiamo sulla gente ultimamente, la povera gente. Sono disposto ad investire perfino su me stesso più di quanto gli altri vogliano che qualcuno m’investa, cavaliere, in un giardino di felci, dietro la casa di ghiaccio del pagliaccio Dorè.

Dev’essere Parma che m’ha fatto sollazzare perché quando son partito stavo meglio.Voglio dare la colpa ai miei infradito verdi portati con le calze piuttosto che alla convivenza con un ingegnere che di notte è disposto ad ascoltare puttanate sulle leghe di rame.
Se qualcuno non lo sapesse, un mese fa ho cambiato lavoro. Ora lavoro. Stimatemi. Un po’di più… Ecco, perfetto.
Complimenti a chi si è sentito citato.

Ultimamente ci sono poco, ma non provate a cercarmi; intendevo con la testa. Colpa della Primavera?
Siamo in tanti, tutti vittime della stessa malattia, credo. Persino la Mantide ha preferito il germoglio al Fiore.
Un mio collega sta leggendo l’ultimo di Giorgio Faletti. Faletti. Giorgio.
Temo di aver perso qualche coccio di quel che ero. Temo di sapere di cosa si tratti, e non dovrebbe essere poi così grave. Chiederò a Muciaccia un po’ di colla vinilica.
Impoltronito; non faccio quasi in tempo a svegliarmi che qualcuno ti dorme. Maledetto l’uomo che inventò le forbici. Fatto?

Oh… Ma il gatto Ciliegia contro il Grande Freddo? Geniale.
Non ho voglia di imparare e aspetto le ferie come quando aspetto di uscire dall’acqua per respirare. Probabilmente quando riuscirò ad espellere tutto l’aria che trattengo, saprò proseguire senza interruzioni.
E non fate la faccia di chi non ha capito niente, lo sanno tutti che succede tutto in Aprile. Piuttosto.
Gioite.

09/03/2007

Gioite

Se riesci a sopravvivere, dicono, prima o poi qualcosa di eccezionale deve pur capitarti. A volte accade; accadrà (prima o poi) anche al sottoscritto. Forse cambio lavoro, e già questo sarebbe un ottimo motivo per brindare alla faccia di chi mi vuole funkazzista, poi, per la prima volta nella vita mi rendo conto di essere contento per la realizzazione di qualcun altro (strano, molto strano). Che mi stia tramutando in una sorta di Saul del nuovo millennio, o è solo merito della roba più costosa che mi passa sottobanco il mio amico farmacista? Perché domandarselo poi, non ne vedo il motivo.
Già, non lo vedo anche perché comincio sensibilmente a perdere diottrie, e come se non bastasse ogni tanto macchie scure scorrono da una parte all’altra del mio campo visivo: ripetuti dejavu di gatti neri che si fanno lo stesso percorso più volte solo per il mero gusto di portarmi sfiga.
Fortunatamente non sono superstizioso, non sono nemmeno supersfigato a dirla tutta; a tal proposito stasera si esce a rimorchiare quarantenni ubriache che escono barcollando dalla discoteca, ovviamente sperando di non finire la serata in un lago di sangria mista salsa cocktail con contorno di mimosa pochi minuti dopo.
Osservazione n°1: la pioggia in primavera è buona cosa perché fornisce un alibi per non aver lavato l’auto.
Vivo di computer da qualche settimana, ma da ieri ho deciso di diminuire sensibilmente la dose giornaliera. L’ho capito nel momento in cui ho confuso i tasti del telefono con quelli della tastiera;
ho chiamato il 9438865*** al posto del 3492265***, e neanche a farlo apposta ha risposto una signorina molto educata che mi ha rammentato del numero errato.
Osservazione n°2: le soluzioni ai problemi passano attraverso errori involontari.
Sono contento soprattutto del fatto che presto ricomincerò a sciogliermi (causa temperatura), meno lo sarà mia madre che dovrà inseguirmi mocio vileda alla mano per tutta la casa.
È possibile che questo sia l’ultimo post prima che il caldo ricominci a farsi sentire; forse più che una possibilità visto che le mie dita hanno già cominciato a gocciolare e trovo faticoso persino scrivere senza macchiare. Ma questo è un problema che per il momento non mi pongo, come disse l’impastatore del dash.
Osservazione n°3: spesso è sufficente pensare a Fabio Concato per comprendere quanto di buono abbiamo fatto finora.

12/02/2007

La notte dei lunghi secchielli

L’ultima volta che ho ascoltato questa canzone ero sdraiato su una panchina al parco a guardare Orione, o meglio, quello che credevo essere Orione. Era il 31 Luglio.
Sono passati circa sette mesi e qualcosa è cambiato, forse non quanto avrei voluto, ma per lo meno ora sono in grado di nuotare a farfalla.
Per cominciare ho comprato un portamatite nuovo, per le matite aspettiamo i saldi, idem per il temperino. Ho cambiato monitor (e già questo è positivo), ho anche messo in nota di riordinare la camera (per le idee ci stiamo lavorando), insomma, sono le 12 e 12 del lunedì e c’è chi sostiene lo siano per tutti; lo sostengono pure i cinefili più moderati. Ora sono le 12 e 22, ma non è la stessa cosa.
Giovedì ho visto prosciugare quattro secchielli in meno di un’ora, ora, che agli inglesi piace chiamare “Felice”. Come dargli torto? Siamo solo carne, idrogeno e burro d’arachidi.
Patafisica a parte, è da stamattina che ho in testa il ritornello di “Buildings began to stretch wide across the sky and the air filled up with a reddish glow”(Tradotto:“le mura”) e (stranamente) ho un’incontenibile voglia di saltare. Canguri del cazzo. Scusate, non lo penso.
Credo che in fondo anche l’ozio sia una forma d’arte, in fondo dovrebbe esserlo anche l’anarchia; sarà per questo che sto seriamente pensando di andare ad abitare fuori casa? Dovrei…?
A furia di pensarlo, probabilmente molto presto mi autodistruggerò, e c’è già gente pronta a scommetterci (vedi Romina Power). La mia fine entro primavera è data 3 a 1, e se potessi puntarci qualche spicciolo, forse lo farei, ma se per una volta, invece di puntare, appuntissi matite woh oh?
Dai, che Marzo è alle porte.

17/01/2007

La fiera delle ovvietà

Ieri sera, per tirarmi un po’ su di morale, mi sono sparato il film di Scooby Doo. Poi sono andato a letto, la solita mezz’oretta di riflessione, mi sono addormentato. Stamattina sveglia alla solita ora, colazione, camicia, maglione, l' auto, il cartellino, “gionbuorno”, il computer, l’ E-mail, il disegno ecc…
Fuori non fa freddo, ma tutto è bianco. Se la sera esco, guardo il cielo e non vedo le stelle. Da qualche giorno mi chiedo "perché non ci capiamo se parliamo la stessa lingua?"; forse se lo chiede anche Scooby Doo. Domenica pomeriggio ho scoperto che i barman complottano contro il sottoscritto introducendo, a sua insaputa, piccoli, algidi, trasparenti, nonché paralizzanti oggetti cubici nella coca che solitamente si scola alla goccia. In questo modo resto ore al tavolo di legno a fissare un punto, fin quando saturo del tedio accumulato comincio a dimenticarmi di essere sfigato (“meno male che ci sei tu, vita, a ricordarmelo” cit.) e ad abbracciare pensieri meschini. Ho come l’impressione di perdere un sacco di occasioni, ma mi ripeto che è giusto così. Sto lucidando le maniglie del Titanic, e intanto il tempo fugge.

05/01/2007

Déjàvu

Alcuni sostengono che la pausa natalizia giovi all’umore. Altri, al contrario, affermano che possa far perdere il regolare ritmo quotidiano e quindi nuocere. La verità deve per forza stare nel mezzo, purchè al ritorno del tuo soggiorno a Parigi non ti vengano offerti Mon Chéri. In tal caso mi allineo con la seconda ipotesi.
Diamo pure la colpa allo scarso contenuto di fosforo della novelle cousine e a qualche molecola di alcool ancora presente dalla notte del primo; la verità è che ieri notte mi sono preso discretamente male (ovviamente senza giusto motivo). E come sempre in questo particolare stato d’animo ho dato il meglio di me. Ho persino trovato il tempo per pormi alcune domande… guarda caso avevano un non so che di familiare.

  1. È forse utopistico pensare che per una volta tutto andrà come vorresti che andasse?
  2. L’azienda per cui lavoro dovrà presto cercarsi un nuovo disegnatore?
  3. Montezemolo è figlio illegittimo di Gianni Agnelli?
  4. La Bauli riuscirà ad accollarsi le spese della cassa integrazione durante i mesi caldi? E la Motta?
  5. Chi sono? Sono calvo? In quale giorno fu presa la bastiglia secondo il calendario della rivoluzione?

A condire il tutto mancavano ormai solo reminescenze di vita vissuta: capisaldi conquistati con lacrime e insonnia che non andrebbero mai e sottolineo mai dimenticati. Ricordiamo i principali.

  • Teorema del Contadino.
    “il contadino sa quando i frutti son maturi”
  • Teorema della precocità o della guida a destra.
    “chi parte in quinta, spegne la macchina”
  • Teorema del “sembra facile” o della “pappa pronta”.
    “tanto per il meglio sembra mettersi una situazione, tanto più difficile sarà portarla a compimento”.

Un mix decisamente letale.

Così m'assopii.

Ah, per la cronaca, esiste.

18/12/2006

Anonimi dai capelli castani mordono il cuore con monotono languore

...Sale alla mia stessa stazione e mi piace indovinare quello che pensa..lei quando ha preso il treno sapeva qual'era il capolinea e voleva arrivarci,ha accettato la sfida anche se era da sola e sa di aver fatto bene. Il viaggio però le sembra sempre più lungo e il treno comincia ad annoiarla, quasi la intristisce e ogni volta che il treno si ferma guarda fuori dal finestrino e le viene la tentazione di scendere e si ritova a domandarsi se sta viaggiando per andare o per arrivare...

(Anonimo)
...Una ciocca le cade sulla guancia; il treno si è fermato. Con un leggero soffio scansa i capelli fermi sull'occhio destro, mentre al di là del vetro scorge le sagome degli studenti con il loro vociare spensierato.
Poi silenzio. Il cigolio della porta, i passi svelti di chi cerca da sedere, un fischio. Riparte piano, come un pattinatore sul ghiaccio e sembra chiederti "Resti o scendi?". Ma è un attimo, e già lontana, fermo al capolinea, ti vedo andare e mai arrivare...
Obbligato
(S.)

01/12/2006

Being (a) Saint

Recentemente mi sono accorto di essere un verseggiatore, ovvero scrivo, ma son privo di un’autentica ispirazione poetica.

In questo post vi spiegherò le ragioni per le quali è quasi impossibile creare una copia del sottoscritto. Nel caso qualche lettore volesse cimentarsi nell’impresa sappia che il candidato deve soddisfare alle seguenti qualità:

  1. Ambizione: un giorno sarò citato come soluzione d’ enigma in qualche cruciverba per ragazzi. Es. 2 orizzontale, 5 lettere: Una mano…dal cielo. S_..._N_T_... . Compro la “R” di Suzzara.
  2. Controllo: Mercoledì ho ritrovato la spilla dei Briefs e per questo ho pianto. Mia madre, che ha assistito alla deplorevole scena, mi ha ripreso ricordandomi che non so nemmeno chi cazzo siano.
  3. Portamento: una camminata impettita e piuttosto elegante, i passi si susseguono con ritmica cadenza. Molte star hollywoodiane si sono già rivolte al sottoscritto per alcuni accorgimenti. Tra queste ricordiamo la Kidman, Maurizia Paradiso e Fausto Gorelli (l’idraulico nella pubblicità del Calfort®).
  4. Prestanza atletica. Ai provinciali del 1999 ho provato il salto triplo. Al primo balzo avevo già superato di mezzo metro il record del mondo, al secondo ero tra le fila di un corteo di giovani indipendentisti baschi. L’atterraggio è previsto nella prima decade di Maggio p.v.
  5. Il “ Prendersi male” cosmico. Non ne parlerò, onde evitare di prendermi male.
  6. Il fiuto per gli affari. Nel 2001 un amico mi chiese di coprodurre una serie di magliette tinta unita girocollo con stampate sopra immagini di ciliegie, banane, fragole ecc… Ovviamente mi sono rifiutato. Chi vuoi che te le compri, siamo nel nuovo millennio, idiota!
  7. Insofferenza: alcuni mi giudicano un' anima in pena. Capita quando i capelli crescono e languori vi s’ impigliano. Tradotto: “ieri sono andato dal tagliarmi i capelli per questo son contento”.
  8. Saperci fare.

    S.:”Esci questo fine settimana?”
    Lei:”Certo, sabato, con Sara”
    S.: “oohh…”
    Lei.: “Te la ricordi Sara, vero?”
    S.: “oohh…”
    Lei.: “Ci vediamo Santa!”
    S.: “oohh…”

    Lesbiche, non posso fare a meno di provarci!


P.s.

Il prossimo post sarà incentrato sull' inarrivabile taglio di capelli della ragazza mora incrociata sull’accellerato Modena-Verona.

23/11/2006

Il migliore dei mondi possibili

Torni a casa. Mentre ti chiedi chi mai li avrà portati su per le scale, pesanti come sono, intravedi, appiccicata al pc, una finestrella che recita “la teleferica non funzionerà più correttamente”, realizzando così che anche domani sarà una giornata logorante per le tue gambe.
Magari sapessi volare fluidamente quanto Peter... Spesso prendo la metro; scendo e risalgo ad ogni fermata,tanto per dare un po’ di soddisfazione al macchinista pellerossa.
A parte alcune scomodità, qui a Che Non C’è (RE), non si sta peggio che in alcune borgate di provincia. Tutti cercano di darsi una mano a vicenda. L’adsl non è ancora arrivata sull’isola, ma parlando con l’assessor Spugna ho carpito l’intenzione di porre un ripetitore Wireless sull’albero maestro della nave dei pirati; una soluzione di ripiego in attesa della fibra.
Campanellino mi ricorda Marcella Bella: ci prova con tutti , ma ogni volta si sente dire che è troppo piccola. Ultimamente s’è data hip hop e da un po’ di tempo, una sera a settimana, ci improvvisiamo in piccole gare di rap alle quali gareggiano tutti i bambini smarriti. Purtroppo è venuto a mancare un po’ entusiasmo da quando un ragazzino orfano di padre con i capelli ossigenati ha cominciato a fare il fenomeno e a vincere sempre.
Da quando fa il part-time sull’isola, Wendy, somiglia sempre più alla Montalcini, per questo Peter ogni notte, da un mese a questa parte, va a giocare con la sua ombra in casa di Jessica Alba.
Uncino non è mai esistito, così come il coccodrillo: rappresentano soltanto una sorta di “uomo nero” per spaventare i bambini più piccoli e in qualche modo giustificare la mancanza di orologi sull’isola.
Io mi do da fare, scrivo, dimentico.
Tu, Mantide?

14/11/2006

Brillo, ovvero ubriaco, di luce riflessa

Fossi uno specchio, sarei composto da milioni di molecole metalliche, lavorato in modo tale da rendere armoniosa ogni mia singola imperfezione superficiale. La verità è che sono opaco, composto principalmente da acqua e molecole organiche deperibili in brevissimo tempo. Proprio per questo non posso far altro che specchiarmi e dunque invidiare ciò che perfetto è: la cornice. Lo specchio non è nulla senza cornice, non esiste specchio se non esiste cornice. Non esisterebbe cornice se non vi fosse qualcosa su cui valga la pena riflettere. Ognuno è riflessione di se stesso, se paragonato ad una cornice.
La cornice è dunque lo specchio di noi stessi. Eccezion fatta per le cornici a specchio.

Se qualcuno pensa si tratti di pazzia, rispondo “Desolato, non posso non credere a quanto asserito pocanzi”. L’universalità delle conoscenze deve obbligatoriamente fare leva su questi concetti: lo Specchio (la riflessione), la cornice (la conoscenza), l’illuminazione ovvero la vita (cogito ergo… ecc…).
Non sarà certo quest’ ultima a smentirmi. Provate a rifletleggere.


Papà: Dovremo deciderci a rimpiazzare lo specchio in salotto…
S.: Sei impazzito? Rimpiazzeresti forse il nonno?
Papà: Ho detto “Specchio” non “Vecchio”!
S.: E con questo? E’ solo una misera speculazione…
Papà: Una volta nella vita, prima di parlare, rifletti!
S.: Prima o poi volerai dal cornicione.

10/11/2006

Disincagliandomi

Ciò che seguirà è quanto da me sfornato domenica sera poco prima delle otto. Pessimo post, emo, ma purtoppo sono anche questo. Daltronde, non resterebbe forse che rinchiuderci tutti in grossi acquari, se non fossimo consapevoli che, tra noi, c'è anche chi, dall'altra parte, interpreta?

Uscirne, prima di tutto. Ripercorrere; senza soffermarsi sugli errori, deviando lo sguardo ad ogni tuo incontro.
Sogno, per questo vivo. Non dovrò uccidere la mia coscienza una volta sveglio, non dovrò per conto di qualche timido silenzio. Spero di non querelarmi una volta partorita l’idea di offendermi; spero Freud abbia omesso una corte d’assise nelle sue interpretazioni. Ho finito le illazioni perché ho cessato d’odiarti. Ho sepolto l’orgoglio e accennato un sorriso: voglio un altro nome per cui soffrire, un altro abisso in cui affondare.
Un’altra voce per riemergere.

03/11/2006

Perdere la faccia parlando d’amore, con il Gobbo al Notre Dame.

Andrò a Parigi e parlerò inglese. Dopotutto chi non s’è mai sentito incompreso una volta nella vita. Incompresi si nasce ovvio; lo si dice dei geni: compresi solo da loro incompresi. Stolti compresi. Forse sarà perché c’è chi riesce a vedere un po’ di amor proprio anche nel più labile dei giansenisti, che qualcuno commenta questo blog spacciandolo per benedizione. Sarà la luce bianca dell’abagiur che sbatte sulla mia giacca bordeaux de le cop sportive a farmi sentire più italiano che comunitario, oppure, come sempre, sarà il diciottenne lituano che mi ruba dal mio sogno preferito a giardinetti di Montmartre? Diciamo entrambe o nessuna; visto che mi piace assopirmi con la luce accesa, ma pretendo essere svegliato da madrelingua francesi.

Si però Eugenio, non fare quella faccia se non hai colto l’essenziale: tutto è lecito sul foglio. La bacchetta la stringo in mano io. Nel senso che dirigo, non certo che insegno.
Ricordo:
Chi sa, fa.
Chi non sa, insegna.
Chi non sa e non fa, coordina.

27/10/2006

Uccidi un castoro: salverai un albero.

Se pensassi che tutto ha una fine, probabilmente non sarei qui a ripensare a "la grande notte del giovedì sera". Sono in pochi a saperlo, e, contrariamente a ciò che fino ad oggi è stato detto e scritto da scienziati e fisici, il tempo, viene creato. Piccoli uomini secondogeniti svizzeri con grossi collari a forma d'ingranaggeria di precisione da sempre si prodigano per far si che lo scorrere dei giorni prosegua inesorabile. La nostra vita dura per loro il battito d'ali d'una zanzara, le nostre esitazioni, le loro pause. A volte si riposano, ma poi ci tocca ritornare all'ora solare.
Stessa cosa vale per lo spazio tridimensionale, che però è gestito da magrebini accaldati. Prorio per questo ogni tanto accadono spiacevoli incovenevoli. Vedi Copperfield, Suzzara(RE), Fatima.

19/10/2006

Tu Gian Giacomo di Roncisvalle, da oggi ti chiamerai Noè.

Dovrebbe essere una sorta di diario on-line, mentre, come quasi tutte le cose è per me occasione per mostrare al mondo i miei limiti, le mie ansie. "Dei tuoi interessi" interessa solo e te stesso. Interessante status. Fossi spinto da motivazioni profonde, ma anche solo sensate, mi darei del ladro e del brigadiere. Invece, tutto è immobile, come mantidi pronte a sferrare il loro attacco, come isole che dal mare si lasciano annegare e riesumare, come questo monitor. Medito di ritirami in Bolivia, sui monti di La Paz per vedere tutti quanti l'effetto che Pazz ha inserito nel suo nuovo singolo "ragazze suicide".
Muoio sovente, ma solo in giorni pari (10 escluso), preferibilmente la sera, ingoiando palline da tennis. Tubo compreso.


Dio: "Tu Gian Giacomo di Roncisvalle, da oggi ti chiamerai Noè."
G.G.D.R.: "E perchè?"
Dio: "Per comodità..."
Dio: "E... Costruirai un'enorme e robusta barca, e la chiamerai Arca."
G.G.D.R.: "E perchè?"
Dio: "Per comodità..."