03/11/2009

Esposizione prolungata al lucidalabbra di una ragazza.

Paolo è tornato, l'ho capito dal suo sguardo stretto.

Non ha mai detto che fosse partito, anche se tutti noi ce n'eravamo accorti subito. Il tempo passa troppo in fretta, soprattutto in Novembre; Paolo sostiene che è ancora troppo presto per raccogliere i cardi. Ora Paolo parla per lemmi, tra sospiri e silenzi cadenzati dalla goccia che cade dal soffitto di vetro di camera sua. L'ho visto ridere delle rime di Praga mentre contava i fiori cresciutigli sul terrazzo. Paolo è un galantuomo con un futuro da impiegato d'azienda. Vede il mondo attraverso un tubo quadro di ferro rubato nella bottega di suo padre, e dice che le cose si sentono piu importanti se osservate escludendo tutto ciò che sta loro intorno, come le donne.

Le scarpe di Paolo hanno lacci al magnesio e plantari al cobalto. Gli furono donate dal re del Senegal per ringraziarlo d'averlo convertito alla religione azetca, religione incentrata sul dio bianco Quetzalcoat. Poco prima che piova le scarpe si colorano di un blu acceso e leggende metropolitane dicono che siano proprio le scarpe portate da Noè durante i quaranta giorni del diluvio. A rafforzare questa ipotesi una minuscola e incomprensibile ai più, dicitura, all'interno di entrambe le calzature recita “MADE IN BANGLADESH”, che secondo gli esperti di Voyager, in senegalese antico significherebbe “Non è nero” o più semplicemente “Noè nero”.

Paolo è maledetto, o maledettamente diviso tra la volontà di diversificarsi dalla gente e la ricerca del segreto per una vita tranquilla. Io spesso mi sono chiesto se la sua sveglia a forma di gallo fosse in realtà un gallo a forma di sveglia; se la seconda ipotesi fosse veritiera svelerebbe perchè ogni mattina, prima che suonino le sette e trenta, Paolo abbia già rinnegato Dio tre volte.

Sono sicuro che ripensa spesso all' infanzia passata in Africa con il padre, al suo hobbie di bracconiere reietto, al porto di Dakar, alle risate e alle bistecche di caribù come solo lui safari.

Paolo è rimasto lo stesso ragazzo che conoscevi. Non ha ancora capelli bianchi, ma solo capelli diversamente mori, non ha rughe sul viso perchè un quadro invecchia al suo posto, un tubo quadro. Ha cercato di non amalfi più, in ogni molo: ha cercato di cambiarsi. Ha provato a inondare la terra di pianura con le sue lacrime e s'è costriuto una barca di carta con le lettere che avrebbe voluto consegnarti prima di partire.

Paolo è tornato, l'avrai capito dal cielo grigio, ma benchè lunghe, anche le anguille hanno una fine.

5 comments:

il Pol said...

bello, come solo tu safari

cantagallo said...

se io avessi un giudizio e se questo fosse di qualche interesse credo che sarebbe ottimo...

cantagallo said...
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Dario said...

Davvero? Non credevo...

giacomo said...

Approvamus caldamentem.